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L'associazione ed il settore di attività
La nostra Associazione è composta da musicisti e musicoterapisti
e le sue attività principali sono:
DAL 1993
DAL 1997
La musica viene da noi utilizzata sia come fattore formativo che come mezzo di intervento nel disagio sociale con una modalità di fruizione che è quasi esclusivamente quella della interazione attiva, basata cioè sull'uso degli strumenti musicali, dai più semplici ai più complessi. Il modello di riferimento è quello della FEDIM. Il disagio che viene a manifestarsi in questa interazione musicale è
l'obiettivo dell'intervento del musicoterapista, il quale, di conseguenza,
modula la sua azione per decodificarlo e per assumerlo come chiave di
lettura della storia individuale e delle modalità percettive dell'utente. Alla base della nostra metodologia c'è la convinzione che, nella relazione sociale, le persone che portano e sopportano un disagio più o meno grave, debbano essere considerate per quello che sono in realtà e non per la loro potenzialità prestazionale. Le richieste che la nostra società, fondata sulla competizione e sul profitto, rivolge agli individui disagiati spesso non trovano in loro una risposta adeguata in termini di capacità adattiva e comportamento sociale conseguente. Il divario esistente tra la necessità sociale espressa da tali richieste e il bisogno del singolo determina conflitti difficilmente sanabili e ingenera uno stato profondo di malessere che può essere espresso in vario modo: dall'atto criminoso all'insorgenza di patologie che vanno ad incidere sulle diverse funzioni dello organismo umano (cognitiva, psicoaffettiva, immunitaria, neurologica ecc). Se queste richieste vengono poi rivolte a chi è anche portatore di un deficit organico congenito o acquisito, si può facilmente comprendere quanto sia diffuso il disagio, e quanto questa diffusione incida, in termini di qualità della vita nel suo complesso, nel sistema di relazioni che si stabilizza all'interno della nostra struttura sociale. E quando questa adotta in modo semiautomatico (come è naturale per ogni tipo di comunità) le strategie tese alla propria conservazione e preservazione, gli atti che ne scaturiscono vanno ovviamente nella direzione di una spietata marginalizzazione di tutti quegli individui che, essendo "poco funzionali", rappresentano un costo insopportabile per la comunità, anche in termini di spesa sanitaria. Quando la complessa rete delle interazioni sociali si organizza in tal modo e la maggioranza "normale" desume i codici di comportamento da valori sociali improntati ad una relazione di minimo coinvolgimento personale e basata sui concetti di utilità, funzionalità, conformità ed efficienza, chi è portatore di un disagio si trova a dover soffrire non solo perché il proprio assetto fisico o mentale è indebolito da un deficit, ma anche perché non riesce ad indirizzare la propria affettività e la propria creatività verso chi legge la realtà secondo codici a lui estranei. Egli perde il senso della propria utilità e, rimanendo emarginato, perde anche la motivazione alla relazione sociale. L'intervento dei nostri operatori consiste, data questa premessa, nel cercare di porre queste persone nelle condizioni idonee a proiettare all'esterno le loro qualità intellettuali, artistiche, culturali e a potenziare le loro competenze sociali. E poichè il contatto con gli utenti si stabilisce sul piano profondo dell'immaginazione e della creatività, la formazione che noi rivolgiamo ai futuri operatori consiste soprattutto nell'addestrarli a percepire la realtà secondo diverse modalità di elaborazione degli stimoli esterni e quindi ad utilizzare codici cognitivi appartenenti a realtà culturali ed a comportamenti profondamente diversi da quelli corrispondenti alle immagini mentali che l'educazione istituzionale induce negli individui sani. In questo la musica ci aiuta in modo insostituibile, in special modo quando essa, perdendo le strutture di tipo linguistico (le note hanno un nome ed una quantità funzionale alla misura del ritmo prestabilito, si organizzano secondo strutture logiche ben definite, ecc. ecc.), diventa un mezzo per descrivere le forme della propria affettività e della propria immaginazione; aspetti, questi, unici ed irripetibili da persona a persona. Annullando i condizionamenti sovrastrutturali della cultura di appartenenza e superando i limiti della comunicazione convenzionale, è possibile esprimere in modo sempre originale quella musicalità, spesso inespressa, che ogni individuo sviluppa fin dalla nascita e che costituisce insieme alla memoria del proprio vissuto il suo patrimonio complessivo. Intervenire con queste modalità implica naturalmente che gli operatori diano molto spazio alla progettazione ed alla sperimentazione musicale. Aprendo spazi maggiormente dedicati al confronto e aggregando intorno al progetto musicoterapico un numero sempre più consistente di musicisti (attraverso unattività concertistica mirata), lAssociazione sta avviando una ricerca sui linguaggi musicali, con lobiettivo di specializzarli in un tipo di comunicazione che possa veicolare non solo stati danimo ma anche pensieri, intenzioni e strategie di comportamento sociale.
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