Fed.I.M. onlus - Federazione Italiana di Musicoterapia
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L'associazione ed il settore di attività

 

La nostra Associazione è composta da musicisti e musicoterapisti e le sue attività principali sono:

DAL 1993

  • Iniziative volte al riconoscimento della figura del musicoterapista
  • Seminari, eventi e congressi sulla professione del musicoterapista
  • Lezioni di strumento per adulti svantaggiati
  • Corsi di aggiornamento per gli insegnanti sull'espressivitā e la comunicazione
  • Scuola di formazione per musicoterapisti
  • Interventi nelle scuole di integrazione sociale e culturale e di sostegno al rendimento scolastico
  • Interventi di prevenzione secondaria nel ritardo psicomotorio e dei dei disturbi della senescenza
  • Interventi di riabilitazione nelle strutture intermedie residenziali e semi residenziali
  • Attività concertistica nei progetti di divulgazione delle attivitā delle organizzazioni nel recupero delle disabilitā, del degrado ambientale e sociale, nella riqualificazione della professione del musicista e della formazione musicale.
  • Iniziative di informazione e divulgazione della musicoterapia

DAL 1997

  • Scuola di formazione quadriennale per musicoterapisti
  • Lezioni di musicoterapia nelle scuole superiori ad indirizzo psicopedagogico
  • Interventi di musicoterapia e laboratori nelle scuole elementari e medie inferiori all'interno dei progetti di sostegno al rendimento scolastico e di integrazione di bambini ed adolescenti svantaggiati per cause sociali, culturali o psicofisiche.
  • Laboratori di didattica della musica nelle scuole medie inferiori e superiori.
  • Interventi di musicoterapia riabilitativa in strutture intermedie di II e III livello
  • Seminari di musicoterapia
  • Scuola di musica Jazz

 

La musica viene da noi utilizzata sia come fattore formativo che come mezzo di intervento nel disagio sociale con una modalità di fruizione che è quasi esclusivamente quella della interazione attiva, basata cioè sull'uso degli strumenti musicali, dai più semplici ai più complessi.

Il modello di riferimento è quello della FEDIM.
Esso considera la musica uno strumento metalinguistico che viene attivato durante l'interazione musicale, creando uno spazio dinamico in cui si assumono come fattori della comunicazione le diverse modalità affettive dell'espressione ed in cui il gesto e la relazione musicale vengono interpretati come metafora dei comportamenti sociali.

Il disagio che viene a manifestarsi in questa interazione musicale è l'obiettivo dell'intervento del musicoterapista, il quale, di conseguenza, modula la sua azione per decodificarlo e per assumerlo come chiave di lettura della storia individuale e delle modalità percettive dell'utente.
Una volta poste le basi per una relazione stabile centrata sull'ascolto e sul reciproco affidamento, il musicoterapista orienta le azioni musicali verso la libera comunicazione dei sentimenti e, quindi, verso il rafforzamento della fiducia dell'utente nelle sue possibilità.

Alla base della nostra metodologia c'è la convinzione che, nella relazione sociale, le persone che portano e sopportano un disagio più o meno grave, debbano essere considerate per quello che sono in realtà e non per la loro potenzialità prestazionale.

Le richieste che la nostra società, fondata sulla competizione e sul profitto, rivolge agli individui disagiati spesso non trovano in loro una risposta adeguata in termini di capacità adattiva e comportamento sociale conseguente. Il divario esistente tra la necessità sociale espressa da tali richieste e il bisogno del singolo determina conflitti difficilmente sanabili e ingenera uno stato profondo di malessere che può essere espresso in vario modo: dall'atto criminoso all'insorgenza di patologie che vanno ad incidere sulle diverse funzioni dello organismo umano (cognitiva, psicoaffettiva, immunitaria, neurologica ecc).

Se queste richieste vengono poi rivolte a chi è anche portatore di un deficit organico congenito o acquisito, si può facilmente comprendere quanto sia diffuso il disagio, e quanto questa diffusione incida, in termini di qualità della vita nel suo complesso, nel sistema di relazioni che si stabilizza all'interno della nostra struttura sociale. E quando questa adotta in modo semiautomatico (come è naturale per ogni tipo di comunità) le strategie tese alla propria conservazione e preservazione, gli atti che ne scaturiscono vanno ovviamente nella direzione di una spietata marginalizzazione di tutti quegli individui che, essendo "poco funzionali", rappresentano un costo insopportabile per la comunità, anche in termini di spesa sanitaria.

Quando la complessa rete delle interazioni sociali si organizza in tal modo e la maggioranza "normale" desume i codici di comportamento da valori sociali improntati ad una relazione di minimo coinvolgimento personale e basata sui concetti di utilità, funzionalità, conformità ed efficienza, chi è portatore di un disagio si trova a dover soffrire non solo perché il proprio assetto fisico o mentale è indebolito da un deficit, ma anche perché non riesce ad indirizzare la propria affettività e la propria creatività verso chi legge la realtà secondo codici a lui estranei. Egli perde il senso della propria utilità e, rimanendo emarginato, perde anche la motivazione alla relazione sociale.

L'intervento dei nostri operatori consiste, data questa premessa, nel cercare di porre queste persone nelle condizioni idonee a proiettare all'esterno le loro qualità intellettuali, artistiche, culturali e a potenziare le loro competenze sociali. E poichè il contatto con gli utenti si stabilisce sul piano profondo dell'immaginazione e della creatività, la formazione che noi rivolgiamo ai futuri operatori consiste soprattutto nell'addestrarli a percepire la realtà secondo diverse modalità di elaborazione degli stimoli esterni e quindi ad utilizzare codici cognitivi appartenenti a realtà culturali ed a comportamenti profondamente diversi da quelli corrispondenti alle immagini mentali che l'educazione istituzionale induce negli individui sani.

In questo la musica ci aiuta in modo insostituibile, in special modo quando essa, perdendo le strutture di tipo linguistico (le note hanno un nome ed una quantità funzionale alla misura del ritmo prestabilito, si organizzano secondo strutture logiche ben definite, ecc. ecc.), diventa un mezzo per descrivere le forme della propria affettività e della propria immaginazione; aspetti, questi, unici ed irripetibili da persona a persona.

Annullando i condizionamenti sovrastrutturali della cultura di appartenenza e superando i limiti della comunicazione convenzionale, è possibile esprimere in modo sempre originale quella musicalità, spesso inespressa, che ogni individuo sviluppa fin dalla nascita e che costituisce insieme alla memoria del proprio vissuto il suo patrimonio complessivo.

Intervenire con queste modalità implica naturalmente che gli operatori diano molto spazio alla progettazione ed alla sperimentazione musicale.

Aprendo spazi maggiormente dedicati al confronto e aggregando intorno al progetto musicoterapico un numero sempre più consistente di musicisti (attraverso un’attività concertistica mirata), l’Associazione sta avviando una ricerca sui linguaggi musicali, con l’obiettivo di specializzarli in un tipo di comunicazione che possa veicolare non solo stati d’animo ma anche pensieri, intenzioni e strategie di comportamento sociale.