Fed.I.M. onlus - Federazione Italiana di Musicoterapia
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Cos'è la Musicoterapia

Utile a capire in cosa consiste la Musicoterapia, ed orientarsi quindi nel suo variegato mondo, è sapere come viene utilizzata e da chi.

Può essere considerata come un metodo per intervenire sugli stati di “stress” fisico derivante da eccessive prestazioni lavorative o sugli stati di “stress” psicologico derivante da particolari contingenze affettive non gratificanti; e allora ci si può sottoporre ad interventi di musicologi che praticano le cosiddette “medicine alternative” e che utilizzano essenzialmente l’ascolto di musiche “new o next age”.

Può essere usata in “pillole” e distribuita dai negozi di musica o dagli autogrill sotto forma di cd “new Age”con tanto di foglietto di istruzioni per bilanciare “stati d’animo” diversi o distribuita, sempre in forma di CD, in via sperimentale da alcune farmacie per facilitare l’assunzione di determinati medicamenti.

Può essere utilizzata da psicologi, sempre attraverso l’ascolto, per definire nelle sedute di psicoterapia, un clima affettivo che favorisca l’immaginazione o l’attività emotiva del paziente e quindi la verbalizzazione.

Può essere utilizzata da musicoterapisti come metodologia di intervento a fini preventivi o riabilitativi.

Può essere infine usata da medici per intervenire nelle varie forme depressive o da psichiatri e psicoterapeuti per attivare laboratori espressivi di gruppo intesi come interventi volti al recupero delle competenze sociali di pazienti psichiatrici e ad integrazione di progetti terapeutici ad approccio multifattoriale.

Da questa breve premessa risulta evidente che sono sostanzialmente due le modalità di approccio all’intervento musicoterapico; una (riguarda i primi due casi e non possiede i requisiti per essere considerato un vero intervento terapeutico) che consiste nel lasciarsi pervadere da suoni più o meno organizzati musicalmente, ben sapendo che comunque la musica produce effetti benefici sull’organismo umano; l’altro in cui la musica, intesa sempre come “vettore di benessere”, viene utilizzata in precisi percorsi terapeutici personalizzati e sottoposti a verifiche e valutazioni intermedie e finali.

Si può ragionevolmente dire, quindi, che, comunque, tutta la musica può produrre effetti e che, questi, possono essere di natura anche contrastante (calmante od eccitante, rasserenante od ansiogena, immalinconente o foriera di gioia, deprimente od esaltante, insignificante od evocativa, ecc.).

La produzione di uno stato d’animo o del suo contrario dipende innanzitutto dagli effetti che un particolare genere musicale attiva nell’utente (che ascolta o produce) in virtù dei suoi modelli culturali individuali e sociali, dell’età, del suo vissuto esperienziale, della struttura del suo mondo affettivo, delle contingenze dell’umore, dello stato fisico e/o mentale, della presenza o meno di patologie, del grado di compromissione degli organi interessati dalla eventuale specifica patologia ed infine dipende dal suo grado di recettività (determinato dalla quantità e qualità di stimoli musicali ricevuti nel passato).

Il compito dell’operatore in questo caso è quello, sostanzialmente, di saper leggere i dati che emergono da questa complessa relazione, per poter inviare all’utente i messaggi opportuni.

La finalità è quella di istaurare con l’utente un rapporto di reciproco affidamento in cui costruire quella relazione di cui parlava Bunt nella sua definizione di Musicoterapia. Una relazione basata su di una comunicazione fatta di gesti, sguardi ed atteggiamenti e che possa scrivere una storia comune in cui l’utente, raccontando se stesso, si riappropri del ruolo di protagonista, e una volta riacquistata la fiducia nelle sue competenze, possa egli stesso incidere sulla qualità della propria vita.

In questa relazione, la musica, soprattutto quella prodotta improvvisando liberamente (e nell’intervento di musicoterapia attiva, è bene sottolinearlo, non si richiedono competenze di linguaggio musicale), permette una comunicazione profonda con se stessi.

Con essa si riproduce infatti il complesso simbolico del nostro universo affettivo che solitamente affiora soltanto nei sogni, dove la parola è assente e dove liberamente si snodano le storie delle nostre relazioni affettive così come noi stessi ce le viviamo, con tutte le perturbazioni che producono.

(“Musictherapy is the use of sound and music within an evolving relationship to incourage physical and mental health and emotional well being”. LESLIE BUNT:“Music Therapy: An Art Beyond Words”, Routledge, 1994, England.- “La Musicoterapia è una disciplina che utilizza l’elemento sonoro/musicale all’interno della relazione utente/operatore in un processo sistematico di intervento con finalità preventive, riabilitative e terapeutiche”. Trad. italiana di P. L. Postacchini in “ Dispense di Musicoterapia”1992, C.E.P. Assisi.)

Quando una persona ascolta o produce musica in presenza di un operatore (“musicoterapia recettiva” e “musicoterapia attiva”) si stabilisce, infatti, una comunicazione averbale che chiunque può intendere, in quanto caratterizzata da connotati essenzialmente affettivi e, per questo, afferente i vissuti emotivi sia dell’operatore che dell’utente.

Dalla succitata definizione risulta che due sono i fattori determinanti per la riuscita dell’intervento, “l’elemento sonoro/musicale” e la “relazione utente/operatore”.

Se ne debbono però esplicitare altri due (impliciti nella definizione e ben conosciuti dagli addetti ai lavori): “le competenze dell’utente e dell’operatore” e "la realizzazione di uno spazio dinamico”, in cui, sotto l'opportuna conduzione del musicoterapista, possano attivarsi tali competenze, che sono di natura psicoaffettiva, culturale e musicale.

La presenza o meno di questi fattori e di queste condizioni fa la differenza tra un intervento che abbia una effettiva incidenza ed un trattamento palliativo (senza nulla togliere all’importanza di quest’ultimo).

Gli strumenti più adatti ad essere usati in Musicoterapia sono gli strumenti a percussione.

Questi consentono un contatto più incisivo con il corpo, in quanto stimolano le ossa lunghe degli arti inferiori e superiori e, attraverso il ritmo (parametro della musica che favorisce la rappresentazione mentale delle diverse parti del corpo e quindi l’integrazione corpo/mente), coinvolgono maggiormente il corpo di chi suona e di chi ascolta,).

Hanno una struttura semplice e quindi sono facili da suonare e consentono un esito soddisfacente del conflitto frustrazione/gratificazione (che si accende normalmente durante le richieste di performance per chi ha difficoltà ad esprimere la propria creatività).

Sono relativamente facili da costruire (operazione che permette una maggiore identificazione con lo strumento e che facilita la proiezione su di esso del proprio malessere).

Hanno notevoli proprietà timbriche (tale caratteristica consente di comporre anche delle melodie).

Si prestano infine a distribuire in modo più equilibrato le energie attraverso il corpo.

 

Stefano Martini