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La figura professionale del Musicoterapista
Nel tempo, insieme allassestamento metodologico, si è andato a definire così un referente professionale specifico (il musicoterapista) fornito di particolari competenze afferenti le aree musicale, medica e psicologica che fosse in grado di applicare processi sistematici di intervento (con un approccio sia pedagogico che clinico) e che potesse inserirsi in modo funzionale allinterno di équipe multidisciplinari. La sua formazione si basa infatti sullacquisizione di: a) capacità espressive e comunicative (creatività e abilità nellimprovvisazione musicale; b) capacità nellelaborare progetti di intervento metodologicamente corretti; c) capacità nellintegrare la propria professionalità nel lavoro di équipe; d) maturità ed equilibrio per affrontare le complesse problematiche connesse alla professione; e) consapevolezza delle proprie dinamiche personali attivate nella relazione daiuto. Queste competenze, che vengono acquisite attraverso un training che interessa la sfera musicale, quella psicodinamica, quella pedagogica, quella clinica e delle artiterapie, si evidenziano nellapproccio che egli ha con l'utente e con le altre figure professionali che ruotano intorno al caso. Infatti la natura interdisciplinare della professione del musicoterapista, così come è andata sviluppandosi in Italia negli ultimi venti anni, definisce tale figura più come un esperto in tecniche della comunicazione tendenti a dinamizzare sia il rapporto tra utente e riabilitatore sia il confronto metodologico allinterno delléquipe multidisciplinare che è interessata alleventuale progetto terapeutico globale. Tale referente professionale deve anche sottoporsi, per mantenere un alto livello di competenza teorico/pratica, ad un aggiornamento scientifico e ad una formazione permanente attraverso lo strumento della supervisione e attraverso un assiduo impegno nella ricerca sul campo (dal Profilo Professionale dellOperatore in Musicoterapia). Come abbiamo accennato in precedenza, il problema più vistoso della professione del musicoterapista rimane quello, a differenza della maggior parte dei paesi esteri dove esistono corsi di laurea in musicoterapia, di non essere riconosciuta dallo Stato italiano. I motivi sono di diverso ordine: - la mancata riforma degli Ordini professionali. Se fosse passata la cosiddetta Legge Flick (1999), e questa approvazione avesse coinciso con una riorganizzazione più razionale e snella del Servizio Sanitario Nazionale con la conseguenza di sottrarre alla figura del medico (in Italia fin troppo centrale) la responsabilità delle singole pratiche sanitarie che richiedono lintervento di professionalità specifiche, si sarebbe prodotta una sorta di liberalizzazione delle professioni connesse a tali interventi. Tale evenienza avrebbe portato nel tempo a favorire la ricerca e la sperimentazione di metodi innovativi (come il metodo musicoterapico) che, nel campo della terapia riabilitativa, avrebbero progressivamente sostituito quelli fermi da anni a concezioni dellessere umano legate alle teorie organicistiche; - In questa situazione, l'assenza di fondi destinati alla ricerca, unita alla complessità dellintervento musicoterapico come si articola in base alla varietà di competenze e abilità richieste, ha evidenziato negli anni una enorme difficoltà da parte degli operatori nel determinare la sostanza scientifica degli atti che essi compiono nellesercizio della loro attività. La conseguenza è che il legislatore ritiene più agevole mantenere lesistente, non andando per di più a turbare i poteri consolidati nel campo della medicina e della psicologia. - Così, in Italia, non essendo stato possibile ancora definire con esattezza i confini della propria attività professionale, al musicoterapista può succedere di entrare in conflitto con altre figure sanitarie in quanto, operando in campo sociosanitario con competenze di derivazione interdisciplinare, produce campi di interferenza. Se a questo si aggiunge il fatto che non è stato ancora possibile individuare, per mancanza appunto di fondi finalizzati alla ricerca, indici valutativi e parametri di controllo delle specificità operative del musicoterapista, la certezza scientifica (ed insieme la facoltà terapeutica) rimane una prerogativa delle figure professionali accreditate. A questo punto si verifica un paradosso tipicamente italiano. Medici e psicoterapeuti che hanno una qualche competenza musicale possono, senza avere una formazione personale e disciplinare nel primo caso e comunque disciplinare nel secondo, praticare interventi musicoterapici ed essere automaticamente riconosciuti come Musicoterapeuti, mentre chi tale formazione la possiede deve lavorare in incognito, sotto mentite spoglie, chiamandosi (non ufficialmente) Musicoterapista. Così il problema centrale della Musicoterapia in Italia non è quello di essere accettata dallopinione pubblica (cosa ormai già consolidata in quanto professione già attiva e diffusa), ma quello di essere accolta sia dal mondo accademico come disciplina scientifica (e dal Ministero dellUniversità predisponendo gli opportuni livelli formativi), sia dal Ministero della Sanità (approntando gli opportuni dispositivi di legge che permettano, inserendoli a parziale modifica della vigente legislatura, lesercizio di unattività specializzata nellalleviare il disagio), sia dal Ministero di Grazia e Giustizia (istituendo il registro professionale).
Stefano Martini
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