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Modalità di utilizzo della musica
La musica si può fruire in due modi, con l'ascolto o con la produzione. Le motivazioni che muovono le persone ad ascoltare o a produrre della musica nascono per lo più dalla necessità pressante di entrare in una dimensione mentale che permetta il contatto con la propria sfera emotiva, dove è possibile la strutturazione di uno spazio immateriale gestibile secondo le regole della propria fantasia. Con un atto di libertà lindividuo trasmigra da un luogo sociale di convenienze ad un luogo improvvisato e temporaneo ove rivivono desideri altrimenti celati e bisogni normalmente taciuti anche a se stessi, attivando modalità percettive di natura analogica, volte cioè alla sintesi più che allanalisi. In questi momenti avviene una trasformazione che modifica i comportamenti abituali e che, pur avendo un carattere di transitorietà (in quanto permane fino al momento in cui prende il sopravvento la realtà sociale in cui si è immersi) rende possibile, attraverso la consuetudine, lesercizio di competenze idonee ad una comunicazione più diretta e profonda con se stessi e con gli altri. Ascoltare o fare della musica diventa così unattività artistica, laddove questa si intende (in ossequio ad una convenzione culturale consolidata) come unattività volta alla rappresentazione di un insieme di percezioni astratte dal complesso mondo dei vissuti individuali e che, nelle espressioni più alte, va ad interpretare con aderenza storica un modo universale di sentire e di vivere i bisogni spirituali, intellettuali, affettivi, e sociali delluomo. Tanto è vero che, ancora per convenzione sociale, ogni comunità riconosce allartista una funzione di stimolo alla creatività e al recupero delle competenze sociali, e divenendo egli oggetto della proiezione dei bisogni appartenenti ai singoli componenti della comunità, gli vengono riconosciuti sia comportamenti non in linea con le convenzioni sociali sia possibili evasioni dai territori del comune pensare e agire. 2. La musica aiuta a conoscersi meglio, sondando con cautela e tranquillità le fragili pieghe del nostro corpo psichico. A volte è sufficiente lascolto di un brano musicale, opportunamente scelto, per elevare il proprio livello di benessere lasciando che esso interagisca con i propri stati danimo. Così la musica può, alloccorrenza, produrre relax, scacciare la noia, aiutare nel lavoro oppure sottolineare, amplificandone i livelli emotivi, un particolare e importante momento della vita quotidiana. Tutto ciò può essere spiegato dal fatto che la musica possiede, dipendentemente dalla struttura con cui si presenta, la capacità di evocare stati emotivi appartenenti a vissuti individuali. La risultante emotiva dellascolto di un determinato brano o segmento sonoro non è però sufficiente per attribuire ad esso una valenza terapeutica in quanto il contesto individuale in cui avviene la trasformazione emotiva non è indagabile come campione per una più vasta analisi statistica sullefficacia di questo o quel brano. Nella determinazione qualitativa dello stato emotivo intervengono, infatti, troppe variabili con valori incostanti e dipendenti dalla irripetibile struttura personologica del singolo. Per poter utilizzare a fini di cura questo potenziale di cui si fa spesso esperienza, sarebbe necessario poter infatti stabilire con esattezza quanto pesa la struttura emotiva dellascoltatore nel raggiungere livelli di soddisfazione e quanto influisce invece una determinata struttura melodica, armonica e ritmica del brano ascoltato (un intervento si può definire terapeutico solo se risponde a requisiti di verificabilità). Però possiamo affermare con tranquillità che la musica ha per luomo una funzione di rappresentazione: quando egli lascia che i propri moti interni prendano sostanza sonora, emergono immagini, sentimenti, ricordi, odori, colori e sensazioni; la mente ripercorre storie e riscopre personaggi sepolti nella memoria; e il corpo partecipa mutando il suo tono muscolare. Nessun bisogno immediato spinge luomo a fare musica; questa sua attività ha semmai a che fare con il suo processo di individuazione e di autorealizzazione ed egli la pratica per il proprio piacere, con notevoli possibilità di incidere positivamente sulla qualità della propria vita. Mentre luomo cresce e si sviluppa attraverso un modo di stare al mondo (con desideri e progettualità sempre in evoluzione), tramite la musica egli elabora i propri vissuti, i propri desideri, le proprie visioni del mondo e delle cose in un modo assolutamente particolare, unico ed irripetibile. In questo consiste il potenziale terapeutico della musica e soltanto quando è possibile progettare per gli altri un simile percorso, solo allora è possibile fornire loro gli strumenti utili al raggiungimento di un soddisfacente stato di benessere, che possa influire positivamente anche sulle possibilità di risolvere o modificare in meglio un iniziale condizione patologica. Concludendo, possiamo dire che l'uso consapevole della musica dà la possibilità di mettersi in contatto con la parte pià significativa di sé stessi, alterando, quando si vuole, gli ordinari stati delle propria coscienza. Produce inoltre conoscenza perché permette di osservare i diversi piani della realtà soggettiva e oggettiva in una visione sintetica, prospetticamente più ampia e più orientata a percepire i particolari di una complessità resa così omogenea a quella umana. E un modulo espressivo comune a culture diverse, perché utilizza un linguaggio non verbale. Come stimolo sonoro è unica nel potersi aprire la strada nella mente e nel corpo direttamente, qualsiasi sia il livello di intelligenza o la situazione del soggetto: stimola i sensi, suscita sensazioni ed emozioni, elicita reazioni fisiologiche e mentali (E. H. Boxill, 1991). Quindi questo uso consapevole della musica è adatto a tutti. E quando, con la formazione adeguata, loperatore riesce a programmare, a contestualizzare, a finalizzare e a valutare il suo intervento (ad applicare cioè la disciplina e la metodologia della Musicoterapia), può essere utilizzato come intervento di prevenzione primaria, soprattutto in campo pedagogico (come contrasto ai fenomeni di devianza, di dispersione scolastica e come attività volta allintegrazione culturale dei figli degli immigrati) ed in campo educativo (in età adulta come contrasto alle varie forme di depressione non strutturata). Come intervento riabilitativo e terapeutico non guarisce, ma fornisce notevole materiale di indagine al terapeuta; i risultati che si ottengono, nei casi in cui viene utilizzata, possono essere di considerevole aiuto soprattutto nei trattamenti clinici complessi, come nel caso di pazienti psichiatrici, di portatori di plurihandicap o di handicap neuropsicologici e come nel caso di forme più o meno gravi di patologie che si manifestano in età evolutiva (sindromi autistiche, psicosi infantili e ritardi psicomotori).
Stefano Martini
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