Fed.I.M. onlus - Federazione Italiana di Musicoterapia
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Situazione italiana

In Italia le scuole sono in modo predominante ad indirizzo pedagogico ed artistico (alcune sono ad indirizzo clinico laddove sono in convenzione con strutture riabilitative); la FEDIM di Roma è ad indirizzo musicale (vi si sperimentano nuovi linguaggi musicali che utilizzano codici della musica jazz).

Per quanto riguarda gli aspetti metodologici dell’intervento, la maggioranza di queste scuole pongono a presupposto teorico alcuni assunti derivanti dai seguenti metodi:

“metodo Benenzon” (lo studio e l’analisi dell’ISO o identità sonora che ogni individuo percepisce come sensazione globale e che si presenta come forma sonora di un vissuto di rapporti affettivi e di processi cognitivi legati alla propria struttura culturale).

“metodo Orff”(rappresentazione dell’essere umano come un insieme di parola/suono/movimento; il gioco/suono come strumento di conoscenza di sé e comprensione dell’altro, di interazione ed integrazione sociale; la musica elementare nella forma unitaria di ritmo/movimento/canto/suono come attività pre-mentale che non conosce le grandi forme ma coinvolge in maniera naturale e fisica; scoperta delle risonanze corporee ed extracorporee; uso del materiale strumentale sotto gli aspetti tattile/ottico/acustico).

“metodo Dalcroize” (movimento/danza e musica in un processo che promuove l’espressione, la creatività e l’integrazione psicofisica; ascolto del corpo come base per lo sviluppo del proprio processo creativo; organizzazione dello spazio interno ed esterno; ricerca del ritmo personale come modo di essere nel tempo; scoperta e consapevolezza del proprio stile espressivo; analisi del movimento e sua relazione con i parametri del suono; rispecchiamento, dialogo ed improvvisazione).

Per quanto riguarda l’insegnamento dei metodi in Musicoterapia, esso, nella maggior parte dei corsi, comporta lo studio di tecniche ricettive e tecniche attive basate sulla correlazione movimento/musica.

Tutti i piani formativi sono articolati nelle seguenti aree disciplinari di studio curriculare e di training personale (compresa la pratica clinica):

Musicale (teoria, pratica, storia, cultura generale).

Musicoterapica (tecniche, metodi, filosofia e teorie).

Medica e psicologica.

 

Altri insegnamenti minori sono:

- Tecniche di rilassamento;

- Tecniche Orff;

- altre Tecniche basate sulle Arti Terapie e sulle Discipline Orientali.

 

Altri tipi di corsi sono:

- Corsi in cui si insegnano approcci e teorie specialistiche;

- Corsi introduttivi;

- Corsi di Arti Terapie (in cui la Musicoterapia è considerata una delle artiterapie trattate)

 

Poiché la musicoterapia non è riconosciuta dalle Istituzioni italiane, i musicoterapisti che escono dai corsi di formazione normalmente sono obbligati a riunirsi in associazioni territoriali, mimetizzando la loro attività professionale con un’attività culturale o di volontariato.

Così il mettersi insieme, animati da uno stesso scopo, ha liberato quelle forze che animano e caratterizzano in Italia lo spirito dell’associazionismo, per cui all’interno di queste associazioni si è avviato un processo elaborativo che ha permesso di formulare uno standard di formazione, un codice deontologico, un profilo professionale dell’operatore in musicoterapia.

Diversi progetti di legge (puntualmente disattesi) sono stati depositati in Parlamento e sona state nel frattempo avviate da alcune associazioni le procedure tese al riconoscimento della figura e della professione del musicoterapista.

Lo stimolo iniziale a percorrere tale strada è stato fornito dall’avvenuta constatazione che esisteva nella società una diffusa domanda di interventi musicoterapia, soprattutto per quanto riguarda i casi di autismo, di psicosi infantile e di ritardo psicomotorio.

Di fronte a tale realtà, però le Aziende Sanitarie Locali ( salvo rari casi in Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna e Campania) non danno la possibilità agli utenti di utilizzare simili trattamenti innovativi, ponendoli nella condizione di ricorrere a prestazioni private svincolate dal controllo delle autorità sanitarie territoriali e sottoponendoli, in opposizione allo spirito della legge 285 (interventi di contrasto alla povertà) ed alla Legge Quadro sull’Assistenza, ad esborsi molto spesso onerosi.

Nel caso della Campania, dove è stata perfino avviata la procedura di riconoscimento della figura del musicoterapista con la conseguente possibilità da parte del medico curante di prescrivere sedute di musicoterapia, è intervenuto direttamente il "governo Berlusconi" (2005) ad invalidare le leggi nel frattempo promulgate.

Laddove le strutture pubbliche o private convenzionate (Scuole, Centri di Riabilitazione psicomotoria, Dipartimenti per la tutela della Salute Mentale) hanno accolto interventi di musicoterapia e si è potuta maturare l’esperienza dei nostri ricercatori e operatori, è andata affinandosi nel corso degli anni una metodologia basata su tecniche operative che, seppur diverse, utilizzano tutte come mediatore riabilitativo-terapeutico il suono, organizzato in strutture musicali opportunamente calibrate in relazione ai bisogni dell’utente attraverso strategie ricettive e/o produttive.

L’uso di tali tecniche permette infatti di attuare interventi in campo socio sanitario ed educativo con finalità preventive (lo sviluppo armonico e integrato della personalità in soggetti adulti o in età evolutiva) e riabilitative (la riabilitazione neuropsicologica per il recupero di funzioni senso/motorie e/o cognitive e la riabilitazione psicosociale indirizzata al recupero dell’autonomia del soggetto e alla sua integrazione nel contesto sociale, anch’esse in soggetti adulti o in età evolutiva).

 

Stefano Martini